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Sintesi.
     
Nell'Italia   centrale,   il   movimento  settario,   alimentato   dal
malcontento  della  borghesia  imprenditoriale,  aveva  elaborato   un
programma insurrezionale che prevedeva la collaborazione del  duca  di
Modena Francesco quarto. L'improvviso voltafaccia di quest'ultimo  non
imped lo scoppio dell'insurrezione. I consueti contrasti tra moderati
e  democratici, i dissidi tra gli insorti delle varie  province  e  la
vana  aspettativa  di  un  aiuto da parte della  Francia  indebolirono
l'azione   rivoluzionaria  e  favorirono  la  repressione   ad   opera
dell'Austria.   (Paragrafo 1 ).
In  Italia,  dopo  la  crisi del movimento settario,  si  diffuse  una
maggiore  sensibilit per i problemi politici nazionali, grazie  anche
alla   formazione  di  una  borghesia  politicamente   pi   dinamica,
specialmente nelle regioni centrali e settentrionali pi  avanzate,  e
ad un'intensa attivit culturale.   (Paragrafo 2).
Conseguenza  di questa maggiore sensibilit politica fu l'elaborazione
di  programmi, che affrontavano le varie questioni aperte  in  termini
nazionali e con nuove strategie. La Giovine Italia, fondata da Mazzini
nel  1831,  intendeva realizzare, attraverso l'insurrezione nazionale,
uno stato italiano indipendente, unitario e repubblicano. Il programma
mazziniano   ebbe  una  vasta  diffusione,  ma  tutte  le   iniziative
insurrezionali promosse dagli aderenti alla Giovine Italia  fallirono.
(Paragrafo 3).
Vincenzo  Gioberti  era favorevole ad una federazione  tra  gli  stati
italiani,  sotto la presidenza del papa, da costituire  attraverso  un
accordo  tra  i  principi,  i liberali e il  pontefice.  Cesare  Balbo
proponeva  Casa  Savoia come guida per la realizzazione  del  progetto
federale.  (Paragrafo 4).
Fautore  di  una  federazione di stati repubblicani e democratici  era
Carlo  Cattaneo, il quale riteneva controproducente l'assegnazione  di
un  ruolo preminente a Casa Savoia. Federalista repubblicano era anche
Giuseppe  Ferrari,  che  sosteneva la  necessit  di  una  rivoluzione
democratica e popolare.    (Paragrafo 5).
Dal  1831 al 1846, nel regno di Sardegna furono varate alcune  riforme
sociali,   ma  venne  attuata  una  dura  repressione  dei   tentativi
insurrezionali mazziniani. Nel Lombardo-Veneto la vivacit economica e
culturale   si  accompagnava  all'oppressione  politica.  La   Toscana
continuava a distinguersi per il clima di tolleranza, che favoriva  lo
sviluppo economico e l'attivit culturale. I ducati padani erano sotto
l'influenza  dell'Austria. Nello Stato pontificio sotto papa  Gregorio
sedicesimo  vigeva un regime decisamente reazionario. Nel regno  delle
due   Sicilie   la  politica  accentratrice  di  Ferdinando   secondo,
fiancheggiato   dall'aristocrazia  terriera,  causava   una   costante
tensione sociale.  (Paragrafo 6).
Nel  1846,  nei  principali  stati italiani,  ebbe  inizio  un  rapido
processo  riformistico. Le prime riforme, attuate da Pio nono,  eletto
nel  1846,  diffusero  il mito del papa liberale;  successivamente  un
sempre  pi vivo entusiasmo popolare ed una crescente pressione  delle
forze  liberali  spinsero gli altri sovrani a  seguire  l'esempio  del
pontefice.
Alla  fine  di gennaio 1848, il re di Napoli, per salvare la monarchia
dai rischi conseguenti alle rivolte

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scoppiate in Sicilia e a Napoli, concesse la Costituzione; sollecitati
dalla  pressione popolare, Pio nono, Carlo Alberto e  il  granduca  di
Toscana furono costretti a fare altrettanto.
